
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Ho pensato un po’ prima di scrivere questo articolo, prima di trattare un argomento così delicato,prima di raccontare la mia esperienza che fa male ricordare e mi mette vergogna. Ma la vergogna é un sentimento che noi donne non dobbiamo provare perché la colpa non è MAI nostra. Ricordo quando durante una delle mie prime esperienze lavorative, il proprietario del locale in cui dovevo lavorare per 3 giorni, ha iniziato già dal primo giorno a fare battutine squallide,a sfiorarmi la mano da sotto i vassoi che mi passava da portare in sala. Mi sentivo in soggezione ma pensai che fosse tutto normale. Ho sempre lavorato con gli uomini, spesso mi ritrovavo ad essere una delle poche donne in una brigata di uomini e per fortuna ho incontrato persone che mi hanno portato rispetto ma delle volte per scherzo o per amicizia le battutine erano all’ordine del giorno. Quindi, non capì subito la gravità della situazione. Il secondo giorno, quel capo vigliacco, padre di famiglia, con una scusa mi mandó a prendere dei prodotti dalla cella frigorifera. Lui era dietro di me, sentivo i suoi passi dietro ai miei e in un nano secondo percepì il gelo e no, non era il gelo della cella frigorifera. Cercó di chiuderla e io ebbi la prontezza di mettere in mezzo un piede, rimase socchiusa. Lui si avvicinò a me, mi strinse a lui e mentre mi abbracciava cercó le mie labbra. Viddì una bottiglia d’acqua di vetro sopra lo scaffale e chiesì stupidamente:”Posso bere?”. Lui annuì e le mie mani tremavano a più non posso. Non riuscivo ad aprirla. Chiesì di aprirmela,lui lo fece, io bevvì e per fortuna riuscì a dileguarmi. Cazzo, se tornassi indietro quella bottiglia gliela spaccherei in testa. Tuttavia continuai il servizio, sconvolta. Mia madre venne a prendermi una volta finita la giornata di lavoro e per il potere che ha di capirmi senza che io dica niente capì che c era qualcosa che non andava. Io dissi semplicemente che ero stanca. Non avevo il coraggio di dire una parola. Il giorno dopo avevo la febbre a quaranta. Quello stronzo ebbe un potere così forte su di me che mi annientó, non andai a lavorare, non riuscivo ad alzarmi dal letto. La sera venne a trovarmi il mio fidanzato dell’epoca. Ero pallida, scoppiai a piangere, confessai tutto. Con lui mi sentivo al sicuro era una persona tranquilla e mai mi sarei aspettata che una volta andato via andasse direttamente al locale per dargli una lezione. Fui costretta a dire tutto alla mia famiglia, avevo paura che altrimenti nessuno mi avrebbe creduta. Lui disse che io avevo frainteso, che fu un equivico. Mi sentì morire ma per fortuna le persone accanto a me e la mia famiglia non avevano il minimo dubbio che fosse una bugia. Mia madre sembrava una iena, puoi fargliene di ogni ma mai toccare le sue figlie. Mio padre invece è sempre stato pacato, ma quella volta è stata una delle poche volte in cui gli ho visto gli occhi lucidi, pieni di rabbia. Esclamò :”La piccolina di papà” e mi abbracció. Fu un momento epico perché prima era raro che mio padre mi stringesse così forte a lui.
La sorte ha fatto sì che tutto ciò venne bloccato in tempo, non ebbi un abuso vero e proprio ma l’intenzione c’era. Ancora oggi se io sono sola per strada e un uomo, soprattuto adulto, cammina dietro di me io ho paura.
Oppure non dimenticherò mai quella notte a Londra in cui aspettavo da sola l’autobus per tornare a casa e due ragazzi si avvicinarono a me, dissero qualcosa di dispregiativo nella loro lingua. Né sono sicura, ho impressi nella mente, appiccicati agli occhi quel tono e quello sguardo pieno di cattiveria. Uno di loro mi accarezzó la guancia. Io per un attimo rimasi bloccata. Poi iniziai a correre fino alla fermata successiva e presi il primo bus che passó.
Più di una volta ho preferito indossare i pantaloni, invece di una bella gonna o un parka nera invece del mio pellicciotto rosa, molte volte evitavo di truccarmi o di mettere un rossetto rosso per nascondermi, per non essere provocante, forse. Quando finivo le mie ore di lavoro, entravo nella staff room, mi scompigliavo i capelli per cercare di essere più brutta possibile, prendevo il cellulare in mano e fino a quando non arrivavo a casa sana e salva ogni qual volta che incrociavo un uomo facevo finta di parlare al telefono.
Può essere possibile che nel 2019 una donna debba aver paura di camminare da sola? Che Debba sentire in un sabato sera, ogni santa volta, un commento poco carino nei propri confronti?
Tutte le sensazioni orribili che ho provato le conservo dentro di me, e nessuno potrà mai cancellarle. Non oso immaginare cosa possa provare una donna a convivere per anni con un uomo orco che amava e che invece di proteggerla la consuma fino all ultimo pezzettino di sé, ed è anche questa la bontà delle donne continuare ad amare nonostante lo schifo. E quando una donna si rende conto che è sbagliato al 99% ormai è troppo tardi. A tutte quelle donne che escono per divertirsi e non rientrano a casa, a quelle donne sfregiate, torturate.
Bisogna pensare alle donne non solo oggi, ma in ogni singolo istante delle nostre giornate. Le donne devono essere tutelate dallo Stato e questi stupidi orchi invece devono essere agnentati.
Che poi non riesco a capire come gli uomini non si rendano conto di quanto possa essere appagante, invece di uno schiaffo, fare l’amore.

Capisco perfettamente, ci sono passata tante volte, anche in età matura, ma la paura non passa mai.
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